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Il Jeffing: la rivoluzione gentile del jogging

Correre senza sentirsi inadeguati. Rallentare, camminare, poi ripartire. In un mondo in cui il concetto di “runner” è spesso associato a velocità, chilometri e performance, il metodo Jeffing si propone come una vera rivoluzione gentile: un’alternanza strutturata tra corsa e camminata nella stessa sessione di allenamento, pensata per durare nel tempo e far bene al corpo — e alla motivazione.

Origini e filosofia

Il Jeffing nasce nel 1973 per intuizione di Jeff Galloway, ex olimpionico statunitense con oltre 230 maratone all’attivo. L’obiettivo? Rendere la corsa di resistenza più accessibile a tutti, indipendentemente dal livello di preparazione. “Allenando insieme corsa e camminata, i runner possono andare più lontano, recuperare più velocemente e sentirsi più forti durante e dopo l’allenamento”, spiega Galloway.

La chiave è l’equilibrio tra sforzo e recupero, attraverso sequenze calibrate. Si può iniziare, ad esempio, con un minuto di corsa alternato a uno o due minuti di camminata, per poi aumentare gradualmente la durata delle fasi di corsa e ridurre quelle di cammino.

“Chi preferisce un approccio più libero può adattare i tempi in base alla propria percezione di fatica”, aggiunge il dottor Gianfranco Beltrami, specialista in Medicina dello Sport e vice presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana.

Ridurre il rischio di infortuni

Uno dei maggiori punti di forza del Jeffing è il suo ascolto del corpo. Galloway ha introdotto fin da subito la regola dello “sbuffare e ansimare”: se respiri con fatica, aumenta le pause camminate. Oggi questo approccio è noto come “talk test” — se riesci a parlare senza affanno durante l’attività, stai lavorando a un’intensità adeguata. Se invece fatichi a completare le frasi, è segno che lo sforzo è troppo elevato.

Questo tipo di autoregolazione aiuta a prevenire sovraccarichi e lesioni, rendendo l’allenamento sostenibile e sicuro. “Il Jeffing è particolarmente utile per principianti, persone in sovrappeso, chi riprende dopo un infortunio o una lunga pausa, e anche per anziani”, sottolinea Beltrami. “Ma è valido anche per maratoneti esperti nei momenti di crisi: permette di concludere la gara con meno fatica e stress”.

I benefici si riflettono anche sulla salute muscolo-articolare: riduce il rischio di problemi come fasciti plantari, tendiniti, dolori alle ginocchia e logoramento delle cartilagini. L’allenamento diventa più vario e dinamico, stimolando corpo e mente.

Vantaggi per il cuore e il metabolismo

Oltre a migliorare la resistenza e la sicurezza, il Jeffing ha effetti positivi sul sistema cardiovascolare e metabolico. Durante le fasi di camminata, il corpo ripristina i livelli di ossigeno, conserva il glicogeno e utilizza maggiormente i grassi come fonte energetica, contribuendo a mantenere il peso forma.

La prova vivente è lo stesso Galloway: “Ho esattamente le stesse misure di quando partecipai alle Olimpiadi di Monaco nel 1972”, ha dichiarato in un’intervista a The Guardian, alla soglia degli 80 anni.

Camminare per vivere meglio

Il messaggio è semplice: muoversi di più fa bene a tutti, e camminare resta uno dei gesti più efficaci e alla portata. Secondo l’American Heart Association, camminare a passo sostenuto per almeno 150 minuti alla settimana migliora il sonno, la memoria, la salute cardiovascolare e metabolica, rafforza le ossa e aiuta a tenere sotto controllo il peso.

E se 150 minuti sembrano troppi? Nessun problema: anche brevi sessioni da 10 minuti dopo i pasti, ripetute nel tempo, possono fare la differenza. “Per migliorare la forma e aumentare l’aspettativa di vita in salute, è ideale combinare attività diverse: allenare forza, equilibrio, coordinazione e mantenere una buona elasticità muscolare”, conclude Beltrami.

Aderenza terapeutica, al via survey di Cittadinanzattiva

La gestione delle terapie rappresenta una sfida quotidiana per molti cittadini, soprattutto per i pazienti fragili e affetti da patologie croniche, spesso multiple. Un compito che coinvolge non solo le persone assistite, ma anche i familiari, i caregiver, gli infermieri e altri professionisti sanitari.

La presenza di più patologie contemporanee rende la gestione delle terapie particolarmente complessa e può comprometterne l’efficacia. Per comprendere meglio le difficoltà legate all’aderenza terapeutica e individuare soluzioni concrete, Cittadinanzattiva ha lanciato un’indagine civica rivolta a tutti i soggetti coinvolti nella cura.

Un’iniziativa inclusiva e partecipata, sostenuta da FNOPI (Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche), che invita tutti gli infermieri a contribuire attivamente compilando il questionario online disponibile fino al 31 luglio 2025.

Obiettivo dell’indagine: raccogliere un numero significativo di testimonianze e dati rappresentativi, per costruire un quadro chiaro delle esperienze di pazienti, professionisti e caregiver in tema di aderenza alle terapie. Le informazioni raccolte saranno elaborate in forma aggregata, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy.

Partecipare è semplice, ma fondamentale: ogni contributo può fare la differenza nella definizione di strategie più efficaci e nella promozione di politiche sanitarie più attente ai bisogni reali delle persone.

Più infermieri, meno ricoveri e più risparmio

Uno studio britannico dimostra che potenziare il personale infermieristico non solo salva vite, ma fa anche risparmiare. Un dato che l’Italia non può permettersi di ignorare.


“Colmare la carenza di personale nei reparti ospedalieri è essenziale per ridurre la durata della degenza, i ricoveri ripetuti e i decessi. E, secondo i parametri del NICE, è anche economicamente vantaggioso”.
Così si legge nelle conclusioni di un recente studio pubblicato sulla rivista BMJ Quality & Safety, firmato da un team di ricercatori dell’Università di Southampton e del National Institute for Health Research Applied Research Collaboration Wessex (Regno Unito).

Il parametro di riferimento è il QALY (quality-adjusted life year – anno di vita aggiustato per qualità), usato in ambito sanitario per misurare l’efficacia di interventi medici in termini di qualità e quantità di vita.

Investimento vantaggioso, vite salvate

Secondo l’analisi economica condotta su quattro strutture del National Health Service inglese (NHS), aumentare il personale infermieristico:

  • riduce i decessi,

  • accorcia le degenze ospedaliere,

  • diminuisce le riammissioni,

  • e costa meno rispetto all’impatto economico dell’attuale carenza.

Il costo stimato per eliminare la carenza è di 2.778 sterline per QALY, ben al di sotto della soglia di 10.000 sterline fissata dal NICE per considerare un intervento economicamente sostenibile.

I numeri dello studio

  • Dati raccolti da 185 unità intensive per adulti

  • Analizzati oltre 626.000 ricoveri tra il 2015 e il 2020

  • Ogni giorno di carenza infermieristica ha aumentato:

    • del 8% il rischio di morte

    • dell’1% il rischio di ricoveri ripetuti

Aumentare il personale ha portato anche a una riduzione dei giorni di degenza, con un risparmio stimato di 4.728 sterline per QALY.

Lo studio segnala inoltre che l’uso di personale temporaneo non è efficace come quello stabile e permanente, né in termini di costi né di risultati clinici.

E in Italia?

Secondo il Ministero della Salute, il personale infermieristico del SSN è attualmente composto da circa:

  • 280.248 infermieri

  • 5.412 infermieri pediatrici

  • 12.530 ostetriche

Il rapporto è di 4,78 infermieri ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media OCSE di 8,4.
A ciò si aggiungono:

  • Età media di 46,5 anni

  • Anzianità media di servizio di 17,7 anni

  • Oltre 10.000 cessazioni nel 2022 (tra pensionamenti e dimissioni)

  • Fabbisogno stimato: circa 63.000 infermieri in più


Un segnale d’allarme (e un’occasione)

Lo studio britannico lancia un messaggio chiaro anche al nostro Paese: assumere più infermieri non è solo una scelta etica e sanitaria, ma anche un investimento intelligente e sostenibile.

In un contesto in cui il sistema sanitario italiano soffre per carenza cronica di personale, aumentare la dotazione infermieristica:

  • migliora la qualità dell’assistenza,

  • alleggerisce il carico sui medici,

  • rafforza l’efficienza del sistema nel lungo termine.

Investire oggi sugli infermieri significa salvare vite, migliorare i percorsi di cura e risparmiare domani.

Rivoluzione nel NHS inglese: nasce una nuova struttura operativa per la sanità pubblica

Il Department of Health and Social Care (DHSC) ha annunciato una delle riforme più significative degli ultimi decenni per il sistema sanitario nazionale inglese. A partire da questo autunno, una nuova struttura gestionale centralizzata assumerà il controllo operativo del National Health Service (NHS), segnando la fine dell’attuale configurazione istituzionale introdotta nel 2012.

Cosa cambia concretamente

  • Il NHS England, l’ente attualmente responsabile della supervisione operativa del servizio sanitario, sarà formalmente abolito entro la fine del 2025.

  • Sarà sostituito da un nuovo organismo chiamato “Health Delivery Authority” (HDA), pensato per semplificare le decisioni strategiche, ridurre la burocrazia e accelerare la risposta a crisi sanitarie e pressioni di sistema.

Obiettivi della riforma

  • Centralizzare le decisioni cliniche e finanziarie per una governance più diretta da parte del governo.

  • Migliorare l’efficienza nelle assunzioni, nella distribuzione dei fondi e nella gestione delle liste d’attesa.

  • Rendere più trasparente la catena di responsabilità tra governo, dirigenti clinici e pazienti.

Critiche e reazioni

  • Diverse associazioni di medici e infermieri, tra cui il Royal College of General Practitioners, hanno espresso preoccupazione per un eccesso di centralizzazione e il rischio di trasformare il sistema in una macchina troppo politicizzata.

  • Altri esperti vedono la riforma come un passo necessario per rimediare alle inefficienze emerse dopo la pandemia di COVID-19, che ha messo in luce una frammentazione decisionale dannosa.

Le implicazioni per i pazienti

  • Si punta a ridurre drasticamente i tempi di attesa per visite specialistiche e interventi chirurgici.

  • Sarà rafforzata la sanità digitale, con un unico portale integrato per prenotazioni, fascicoli elettronici e comunicazioni tra medici e cittadini.

  • In arrivo anche una cabina di regia unificata per la salute mentale, spesso trascurata in passato nelle politiche nazionali.


Considerazioni finali

Questa riforma rappresenta un cambio epocale nel modello sanitario britannico: il successo dipenderà dalla capacità del nuovo organismo di ascoltare i bisogni locali e agire rapidamente senza soffocare l’autonomia clinica. Resta aperto il dibattito tra efficienza vs. autonomia, e sarà cruciale monitorare l’impatto di questi cambiamenti nei prossimi mesi.

Nebraska: Via libera alla cannabis terapeutica con regolamento d’emergenza

Un passo storico verso l’accesso ai trattamenti medici alternativi

Il 26 giugno 2025, la Nebraska Medical Cannabis Commission ha approvato un regolamento d’urgenza che dà ufficialmente il via alla ricezione delle domande per l’uso della cannabis a fini terapeutici. La decisione è stata presa a seguito della firma finale del governatore Jim Pillen, che ha sbloccato una situazione ferma da anni.

Cosa prevede il nuovo regolamento?

Il testo approvato stabilisce le linee guida essenziali per:

  • Autorizzare i medici certificati a prescrivere cannabis terapeutica;

  • Definire le condizioni mediche ammissibili, tra cui:

    • epilessia farmacoresistente,

    • sclerosi multipla,

    • dolore cronico severo,

    • nausea da chemioterapia;

  • Avviare la licenza per produttori, distributori e farmacie dedicate;

  • Introdurre standard di sicurezza e tracciabilità nella filiera.

Tempi e prossimi passi

  • Dal 1° luglio 2025, i pazienti e gli operatori del settore potranno iniziare a presentare domanda.

  • Le prime forniture legali potrebbero essere disponibili entro l’autunno.

  • Verrà attivato un portale online per le richieste, insieme a linee guida dettagliate per medici e farmacisti.

Reazioni e prospettive

L’approvazione ha sollevato reazioni contrastanti:

  • Le associazioni di pazienti parlano di una vittoria attesa da anni, in uno degli ultimi stati americani rimasti senza accesso legale alla cannabis terapeutica.

  • Alcuni esponenti politici e religiosi invece criticano la rapidità della misura, temendo un’apertura eccessiva verso un uso non strettamente medico.

 Perché è importante

  • Il Nebraska era uno degli ultimi 5 stati USA senza programma attivo di cannabis medica.

  • Studi clinici confermano l’efficacia della cannabis nel ridurre spasmi, infiammazioni, dolori neuropatici, e come supporto nelle terapie oncologiche.

  • Il nuovo quadro normativo crea anche opportunità economiche locali, stimolando investimenti nel settore agricolo e farmaceutico.


Conclusione

Il Nebraska compie un salto significativo verso una medicina più inclusiva e moderna. Non si tratta solo di legalizzare una sostanza, ma di riconoscere il diritto dei pazienti a trattamenti alternativi quando quelli tradizionali falliscono.

“È un passo avanti per la dignità dei malati,” ha dichiarato un portavoce dell’associazione Veterans for Medical Access.