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Uno studio britannico dimostra che potenziare il personale infermieristico non solo salva vite, ma fa anche risparmiare. Un dato che l’Italia non può permettersi di ignorare.


“Colmare la carenza di personale nei reparti ospedalieri è essenziale per ridurre la durata della degenza, i ricoveri ripetuti e i decessi. E, secondo i parametri del NICE, è anche economicamente vantaggioso”.
Così si legge nelle conclusioni di un recente studio pubblicato sulla rivista BMJ Quality & Safety, firmato da un team di ricercatori dell’Università di Southampton e del National Institute for Health Research Applied Research Collaboration Wessex (Regno Unito).

Il parametro di riferimento è il QALY (quality-adjusted life year – anno di vita aggiustato per qualità), usato in ambito sanitario per misurare l’efficacia di interventi medici in termini di qualità e quantità di vita.

Investimento vantaggioso, vite salvate

Secondo l’analisi economica condotta su quattro strutture del National Health Service inglese (NHS), aumentare il personale infermieristico:

  • riduce i decessi,

  • accorcia le degenze ospedaliere,

  • diminuisce le riammissioni,

  • e costa meno rispetto all’impatto economico dell’attuale carenza.

Il costo stimato per eliminare la carenza è di 2.778 sterline per QALY, ben al di sotto della soglia di 10.000 sterline fissata dal NICE per considerare un intervento economicamente sostenibile.

I numeri dello studio

  • Dati raccolti da 185 unità intensive per adulti

  • Analizzati oltre 626.000 ricoveri tra il 2015 e il 2020

  • Ogni giorno di carenza infermieristica ha aumentato:

    • del 8% il rischio di morte

    • dell’1% il rischio di ricoveri ripetuti

Aumentare il personale ha portato anche a una riduzione dei giorni di degenza, con un risparmio stimato di 4.728 sterline per QALY.

Lo studio segnala inoltre che l’uso di personale temporaneo non è efficace come quello stabile e permanente, né in termini di costi né di risultati clinici.

E in Italia?

Secondo il Ministero della Salute, il personale infermieristico del SSN è attualmente composto da circa:

  • 280.248 infermieri

  • 5.412 infermieri pediatrici

  • 12.530 ostetriche

Il rapporto è di 4,78 infermieri ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media OCSE di 8,4.
A ciò si aggiungono:

  • Età media di 46,5 anni

  • Anzianità media di servizio di 17,7 anni

  • Oltre 10.000 cessazioni nel 2022 (tra pensionamenti e dimissioni)

  • Fabbisogno stimato: circa 63.000 infermieri in più


Un segnale d’allarme (e un’occasione)

Lo studio britannico lancia un messaggio chiaro anche al nostro Paese: assumere più infermieri non è solo una scelta etica e sanitaria, ma anche un investimento intelligente e sostenibile.

In un contesto in cui il sistema sanitario italiano soffre per carenza cronica di personale, aumentare la dotazione infermieristica:

  • migliora la qualità dell’assistenza,

  • alleggerisce il carico sui medici,

  • rafforza l’efficienza del sistema nel lungo termine.

Investire oggi sugli infermieri significa salvare vite, migliorare i percorsi di cura e risparmiare domani.