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Influenza, in arrivo un’epidemia più aggressiva: i consigli degli esperti per difendersi

Con l’autunno tornano i primi casi di influenza stagionale e, secondo le previsioni, quella del 2025 sarà particolarmente aggressiva.
“L’epidemia che sta arrivando sarà piuttosto intensa, come abbiamo osservato in Giappone e dopo la stagione australiana”, spiega Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg). Ecco tutto ciò che c’è da sapere per proteggersi.


Le finestre stagionali dei virus

Ogni virus respiratorio ha la propria “finestra” di diffusione:

  • Influenza: picco tra dicembre e febbraio

  • Virus respiratorio sinciziale (VRS): tra novembre e marzo

  • Virus parainfluenzali: più attivi in primavera

Conoscere questi periodi aiuta a programmare le vaccinazioni e a prevenire le forme più gravi. Tutti questi virus si trasmettono per via aerea, attraverso le goccioline di saliva o le mani contaminate.


Come ridurre il rischio di contagio

Per difendersi bastano poche regole di buon senso:

  • lavarsi spesso le mani;

  • coprire naso e bocca con il gomito quando si tossisce o starnutisce;

  • arieggiare gli ambienti chiusi;

  • limitare i contatti con chi presenta sintomi.

Il Ministero della Salute raccomanda la vaccinazione antinfluenzale per:

  • bambini da 6 mesi a 7 anni,

  • persone con patologie croniche,

  • donne in gravidanza.

La vaccinazione non solo riduce il rischio di ammalarsi, ma limita anche le complicanze e i ricoveri.


Attenzione ai soggetti con patologie croniche

Per chi soffre di asma, Bpco o altre malattie respiratorie, la prevenzione è fondamentale.
“Ogni riacutizzazione è uno scalino verso il basso per la funzione respiratoria. Le vaccinazioni antinfluenzale, antipneumococcica e contro il VRS sono strumenti chiave per ridurre le complicanze”, sottolinea Claudio Micheletto, presidente Aipo-Its/Ets.


Influenza nei bambini: cosa fare

La maggior parte delle infezioni invernali nei bambini si risolve in pochi giorni con riposo, idratazione e farmaci sintomatici.
Il paracetamolo resta la prima scelta contro febbre e dolori muscolari.
Gli antibiotici, invece, vanno usati solo se prescritti dal medico, poiché inefficaci contro i virus.


Alimentazione e stile di vita

Una dieta equilibrata è un alleato del sistema immunitario.
Bere acqua regolarmente, consumare frutta e verdura di stagione, e privilegiare alimenti ricchi di vitamina C aiuta a rinforzare le difese.
Un sistema immunitario efficiente può spesso neutralizzare i virus prima che si manifestino i sintomi.


Come vestirsi

Vestirsi “a cipolla”, cioè a strati, resta una delle strategie più efficaci per proteggersi dai bruschi cambi di temperatura.
Gli sbalzi termici e la sudorazione seguita da raffreddamento irritano le mucose respiratorie, rendendole più vulnerabili alle infezioni.


In classe e con i nonni

Particolare attenzione va riservata ai contatti tra bambini e anziani.
“Se i bambini hanno sintomi, o se i loro compagni di scuola sono influenzati, è bene che indossino la mascherina e si lavino spesso le mani”, ricorda Scotti.

Inoltre, anche a scuola è utile tenere una finestra socchiusa e evitare ambienti troppo caldi e secchi, che seccano le mucose e favoriscono la diffusione dei virus.


In sintesi

Prevenzione, igiene e vaccinazione sono le tre armi più efficaci contro l’influenza.
Quest’anno più che mai, proteggere sé stessi e le persone fragili significa agire con consapevolezza e responsabilità.

Influenza 2025: in Liguria vaccino gratis per tutti, anche nei supermercati

Da domani via alla campagna vaccinale più inclusiva d’Italia: l’obiettivo è il 100% di copertura
di Giorgia Fabiocchi


Con la previsione di fino a 20 milioni di italiani a letto con l’influenza nei mesi invernali, la Liguria lancia una campagna vaccinale senza precedenti: da domani, 20 ottobre, il vaccino antinfluenzale sarà gratuito per tutti, senza limiti di età.
La regione diventa così la prima in Italia a offrire la vaccinazione universale contro l’influenza stagionale.

I dati provenienti dall’Australia — dove la stagione influenzale è già terminata — parlano di un +70% di casi rispetto allo scorso anno, segnale che il virus in arrivo sarà particolarmente aggressivo.


Una task force dedicata

Per coordinare la campagna è stata istituita una task force regionale guidata dal professor Matteo Bassetti, direttore di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, e dal professor Giancarlo Icardi, responsabile dell’Unità Operativa di Igiene dello stesso ospedale.

Il gruppo di lavoro avrà il compito di:

  • garantire l’approvvigionamento e la distribuzione dei vaccini,

  • monitorare i ceppi virali e l’andamento dell’infezione,

  • gestire i posti letto dedicati nei reparti ospedalieri,

  • assicurare un coordinamento tra ospedali, Asl e territorio.

Saranno oltre 500 mila le dosi disponibili per la Liguria, con un forte potenziamento dei punti vaccinali, compresi i luoghi ad alta affluenza come farmacie, case di comunità, Asl e perfino supermercati.


“Vogliamo vaccinare tutti”

«L’obiettivo è il 100% di copertura — ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò —. Oggi siamo al 48%, ma puntiamo almeno al 70%. È una sfida ambiziosa e un modello innovativo che può fare scuola in Italia».

In caso di esaurimento delle dosi, la Regione ha già previsto un piano di nuovi approvvigionamenti.
Vaccinarsi, sottolinea Nicolò, significa ridurre gli accessi al pronto soccorso e prevenire ricoveri costosi e complicazioni gravi:

«Ogni ricovero per influenza costa in media 1.200 euro. Il vaccino costa molto meno e, oltre a risparmiare risorse, salva vite e migliora la salute pubblica».


Che influenza sarà

Secondo gli esperti, l’influenza di quest’anno sarà più intensa e contagiosa.

«I dati australiani parlano di un aumento del 70% rispetto al 2024 — spiega Matteo Bassetti —. Potremmo avere un italiano su tre colpito dal virus nei primi giorni di gennaio. L’obiettivo è evitare le forme gravi e ridurre i ricoveri».

La campagna ligure prevede anche la doppia vaccinazione: antinfluenzale e anti-Covid, somministrabili insieme per una protezione completa.


Come prenotare la vaccinazione

È possibile prenotare il vaccino antinfluenzale:

Tumore della vescica: nuove cure e speranze concrete di guarigione

Dal congresso europeo di oncologia ESMO 2025 arrivano risultati incoraggianti: le terapie innovative riducono il rischio di recidiva e migliorano la sopravvivenza

Al congresso annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO), in corso a Berlino, sono stati presentati numerosi studi che promettono di cambiare il futuro della cura del tumore della vescica. Dopo anni di progressi lenti, la ricerca ha finalmente “ingranato la marcia alta”.

«È come se avessimo messo il turbo — commenta Sergio Bracarda, coordinatore delle linee guida AIOM sulle neoplasie vescicali —. Le novità presentate non solo sono numerose, ma mostrano benefici concreti in diversi sottotipi di carcinoma, dagli stadi iniziali a quelli più avanzati».

Un tumore diffuso ma ancora poco conosciuto

Il carcinoma uroteliale, comunemente chiamato tumore della vescica, rappresenta la quinta neoplasia per incidenza in Italia, con circa 31.000 nuovi casi stimati nel 2024.
È una malattia strettamente legata al fumo di sigaretta, oggi in aumento anche tra le donne.

Il primo segnale da non ignorare è la presenza di sangue nelle urine, un sintomo che richiede subito accertamenti specialistici. La diagnosi precoce resta la chiave per la guarigione: quando la malattia è ancora localizzata, le possibilità di successo superano l’80%.

Dalla chirurgia alle nuove terapie mirate

Nel 75% dei casi, il tumore viene individuato allo stadio iniziale e trattato con chirurgia conservativa (TURBT).
Nei casi più aggressivi, invece, è necessaria la cistectomia radicale, ovvero l’asportazione completa della vescica, seguita da chemioterapia o, sempre più spesso, da immunoterapia e farmaci mirati.

«L’obiettivo oggi è ridurre le recidive e aumentare le possibilità di guarigione — spiega Giuseppe Procopio, dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano —. L’immunoterapia, gli anticorpi coniugati e le target therapies stanno aprendo scenari completamente nuovi».


I nuovi studi che cambiano la cura

🔹 Studio POTOMAC

Per i pazienti con carcinoma non muscolo-invasivo ad alto rischio, l’aggiunta dell’immunoterapia durvalumab al trattamento standard con BCG riduce del 32% il rischio di recidiva.
L’87% dei pazienti trattati è vivo e libero da malattia a due anni (contro l’82% della terapia tradizionale).
Un progresso significativo dopo oltre dieci anni di stallo terapeutico.

🔹 Studio IMvigor011

Nei casi di carcinoma muscolo-infiltrante, l’immunoterapia post-operatoria con atezolizumab, guidata dal test del DNA tumorale circolante (ctDNA), consente di personalizzare il trattamento: solo i pazienti con residuo di malattia ricevono il farmaco.
Questo approccio mirato prolunga la sopravvivenza e riduce il rischio di recidiva, evitando terapie inutili a chi non ne ha bisogno.

🔹 Studio KEYNOTE-905

Per i pazienti non candidabili alla chemioterapia con cisplatino, la combinazione di enfortumab vedotin + pembrolizumab somministrata prima e dopo l’intervento ha migliorato sia la sopravvivenza libera da recidive sia la sopravvivenza globale, con tollerabilità paragonabile alla chemio.

«È la prima volta che otteniamo risultati così forti prima della cistectomia radicale — commenta Patrizia Giannatempo, Istituto Nazionale Tumori di Milano —. Potrebbe diventare un nuovo standard di cura».

🔹 Studio THOR

Infine, lo studio THOR conferma che ridurre la dose del farmaco erdafitinib nei pazienti con carcinoma avanzato non compromette l’efficacia.
Un passo avanti verso terapie più personalizzate e gestibili, soprattutto per i pazienti fragili.


Un futuro di speranza

Dai dati emersi al congresso ESMO 2025, emerge un messaggio chiaro: la ricerca sta cambiando la storia del tumore della vescica.
Oggi la prospettiva non è più solo “convivere con la malattia”, ma puntare alla guarigione, grazie a cure più mirate, efficaci e tollerabili.

«Dopo decenni di progressi lenti, oggi possiamo parlare di un’accelerazione vera — conclude Bracarda —. Le nuove terapie ci stanno permettendo di migliorare la sopravvivenza e, in molti casi, di restituire ai pazienti la possibilità concreta di guarire».

Scattano le vaccinazioni antinfluenzali (e non solo) nelle farmacie di Milano: ecco come prenotare

Al via da lunedì 13 ottobre la nuova campagna vaccinale in farmacia

Da lunedì 13 ottobre 2025 prenderà ufficialmente il via la campagna vaccinale nelle farmacie di Milano e dell’hinterland. Quest’anno, oltre ai vaccini antinfluenzale e anti-Covid, sarà possibile ricevere anche il vaccino antipneumococcico, grazie all’estensione a tutta la Lombardia della sperimentazione partita lo scorso anno.

La co-somministrazione dei tre vaccini sarà possibile in un’unica seduta, per rendere il percorso di immunizzazione più semplice e rapido.

«L’ampliamento dei vaccini somministrabili in farmacia è un ulteriore passo avanti nella collaborazione tra il Servizio Sanitario Regionale e le farmacie – ha commentato Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia –. Le nostre croci verdi sono ormai un presidio di prossimità fondamentale per i cittadini e contribuiscono concretamente alla tutela della salute pubblica».


Come prenotare la vaccinazione

Le vaccinazioni potranno essere prenotate tramite la piattaforma regionale Prenotasalute.

Da quest’anno, tutti i cittadini aventi diritto potranno ricevere gratuitamente il vaccino sin dall’inizio della campagna, senza più scaglioni per età o categorie.

Ecco le principali novità:

  • Vaccino antinfluenzale: disponibile per i cittadini maggiori di 18 anni, solo per richiami.

  • Vaccino anti-Covid: somministrato a chi ha più di 12 anni, anch’esso solo come richiamo.

  • Vaccino antipneumococcico: gratuito per gli over 65, disponibile in regime privato per gli adulti sotto questa soglia.

Nei prossimi mesi sarà inoltre possibile ricevere in farmacia anche i vaccini HPV e antidifterite-tetano-pertosse, in attesa dell’emanazione del provvedimento normativo che ne definirà le modalità operative.


I numeri: sempre più cittadini scelgono la farmacia

La scorsa campagna vaccinale 2024/2025 ha fatto registrare numeri record:

  • 394.845 dosi di vaccino antinfluenzale (+30% rispetto all’anno precedente)

  • 133.296 dosi di vaccino anti-Covid (pari al 41% del totale regionale)

Dall’avvio del servizio, le farmacie lombarde hanno somministrato oltre 1,5 milioni di vaccini, confermandosi un punto di riferimento per una sanità più accessibile e di prossimità.


In sintesi

💉 Cosa puoi fare in farmacia da ottobre:

  • Vaccino antinfluenzale (18+)

  • Vaccino anti-Covid (12+)

  • Vaccino antipneumococcico (gratis per over 65)

Le farmacie lombarde diventano sempre più protagoniste della prevenzione, offrendo ai cittadini un servizio comodo, sicuro e vicino casa.

Artrosi, artrite, fibromialgia, osteoporosi e le altre 150 malattie reumatologiche: sintomi, prevenzione e cure

Dolore, rigidità, stanchezza: i numeri di un problema sottovalutato

Non riuscire ad alzarsi dal letto, faticare ad allacciarsi le scarpe o semplicemente a stare in piedi troppo a lungo. È la quotidianità di oltre 6 milioni di italiani che convivono con una delle più di 150 malattie reumatologiche note.

Si va dalle più diffuse – artrosi, artrite reumatoide, fibromialgia, osteoporosi – alle forme più rare e complesse come sclerodermia, lupus eritematoso sistemico e sindrome di Sjögren.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le malattie reumatologiche rappresentano la prima causa di dolore e disabilità in Europa. Nonostante questo, restano ancora poco conosciute e spesso sottovalutate.


Non solo anziani: possono colpire anche i giovani

Come spiega Andrea Doria, presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR), molti falsi miti persistono:

«Si pensa che siano malattie tipiche dell’età avanzata, ma colpiscono anche giovani adulti, donne in età fertile e perfino bambini. Inoltre, non sono ineluttabili: alcuni comportamenti possono ridurre il rischio o ritardarne l’insorgenza».

Tra le buone abitudini preventive:

  • non fumare

  • seguire una dieta equilibrata

  • mantenere un peso sano

  • fare attività fisica regolare

  • proteggersi dalle infezioni con i vaccini

Chi ha un familiare affetto da una malattia reumatologica, ricorda Doria, ha un rischio aumentato del 10% di ammalarsi.


Tipologie principali

Le malattie reumatologiche si dividono in quattro grandi gruppi:

  • Degenerative: come l’artrosi, legate all’invecchiamento delle articolazioni.

  • Infiammatorie: artriti e spondiloartriti, dovute a infiammazione cronica.

  • Autoimmuni sistemiche: come le connettiviti e il lupus, che colpiscono anche organi vitali.

  • Metaboliche: come la gotta, causata da alterazioni del metabolismo.


Diagnosi ancora troppo lente

La diagnosi precoce è cruciale, ma in Italia arriva spesso con anni di ritardo.

«Servono in media sette anni per riconoscere un’artrite psoriasica e cinque per la spondilite anchilosante», spiega Gian Domenico Sebastiani, past president SIR.

Questo ritardo comporta danni irreversibili, costi sanitari elevati (oltre 2 miliardi di euro l’anno solo per l’artrite reumatoide) e un impatto sociale enorme.


I campanelli d’allarme da non ignorare

Tra i sintomi che meritano attenzione:

  • dolore articolare notturno o a riposo

  • gonfiore e rigidità al risveglio

  • stanchezza cronica

  • dolori muscolari persistenti

  • dita che cambiano colore con il freddo (fenomeno di Raynaud)

  • sensazione di secchezza a occhi e bocca

In presenza di questi segnali, è bene rivolgersi al medico di base per eventuali esami o visita reumatologica.


Terapie e nuove frontiere: verso la medicina personalizzata

Oggi, grazie ai progressi scientifici, molte malattie reumatologiche possono essere controllate o portate in remissione.

«Negli ultimi 15 anni i trattamenti sono aumentati e sempre più mirati – spiega Roberto Caporali, presidente eletto SIR –. Oggi la nuova frontiera è la medicina personalizzata: trovare il farmaco giusto, per il paziente giusto, al momento giusto».

Per ottenere risultati duraturi servono diagnosi tempestive, aderenza alle cure e un approccio multidisciplinare che includa reumatologo, fisiatra, nutrizionista e psicologo.


Ricerca e diritti dei pazienti

In occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatologiche (12 ottobre), l’APMARR e il CREA Sanità hanno avviato il progetto di ricerca “Patologie reumatologiche in Italia: epidemiologia ed equità di accesso alle cure”.

L’obiettivo: colmare le lacune informative su prevalenza, costi e qualità di vita, oltre a monitorare le liste d’attesa, oggi uno dei problemi più urgenti del Servizio Sanitario Nazionale.

«Senza tempi rapidi per le visite – avverte Antonella Celano, presidente APMARR – non può esserci diagnosi precoce né accesso equo alle cure. Serve un impegno concreto delle Istituzioni per tutelare davvero i pazienti».


In sintesi

Le malattie reumatologiche non sono solo “malattie delle ossa”, ma patologie complesse che richiedono attenzione, prevenzione e diagnosi tempestiva.
Con stili di vita sani, una maggiore consapevolezza e un sistema sanitario più efficiente, è possibile ridurre il dolore, migliorare la qualità di vita e prevenire disabilità.

Reni in salute: dopo i 50 anni bastano due esami per la prevenzione, spiegano i nefrologi

La salute dei reni è oggi una delle priorità indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell’agenda sulle malattie cronico-degenerative. A livello globale si registra infatti un aumento del 37% dei pazienti in dialisi, e si stima che entro il 2025 le malattie renali diventeranno la terza causa di morte. Le ragioni? Crescono obesità, diabete e ipertensione.

A fare il punto con Adnkronos Salute è Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia (Sin), che dal 21 al 24 ottobre terrà il 66° congresso nazionale a Riccione.

Come mantenere i reni in salute

Bere molto aiuta? “Non serve esagerare – spiega De Nicola –: bere 1,5-2 litri al giorno può prevenire calcoli o infezioni urinarie, ma non basta per proteggere i reni dalle malattie croniche.
La vera prevenzione primaria passa da uno stile di vita sano, attività fisica regolare e soprattutto dal mantenere un peso corporeo corretto. L’obesità, insieme a diabete e ipertensione, è il principale fattore di rischio per le patologie renali”.

I due esami da fare dopo i 50 anni

Per individuare precocemente le malattie renali, che spesso sono silenti, serve la cosiddetta prevenzione secondaria. “C’è un disegno di legge in Parlamento – spiega De Nicola – che promuove uno screening mirato per le persone a rischio, in particolare tra i 55 e i 70 anni, con obesità, diabete o problemi cardiaci.
I medici di famiglia dovranno compilare una scheda con due esami fondamentali:

Creatinina nel sangue, per stimare la funzione renale e la capacità di filtraggio;

Albuminuria nelle urine, per verificare la presenza anomala di albumina, segno precoce di danno renale.

Chi risulterà a rischio dovrà essere indirizzato al nefrologo per ulteriori accertamenti.”

Oggi, secondo la Sin, solo il 10% dei pazienti con malattia renale sa di esserlo e riceve un adeguato follow-up specialistico.

Diagnosi precoce e nuove terapie

Le patologie renali comprendono condizioni come nefropatia diabetica, ipertensione arteriosa, glomerulonefrite, calcoli, rene policistico, infezioni e insufficienza renale cronica.

I passi successivi alla diagnosi possono includere biopsia renale, nuovo regime alimentare e terapie farmacologiche innovative, che oggi permettono in molti casi di controllare o arrestare l’evoluzione della malattia.

“Evitare il peggioramento – conclude De Nicola – significa guadagnare salute e ridurre i costi per il Servizio sanitario nazionale. Ogni paziente in dialisi costa circa 50mila euro l’anno, per una spesa complessiva di 2,5 miliardi di euro destinata ai circa 45mila dializzati italiani.”