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Dal congresso europeo di oncologia ESMO 2025 arrivano risultati incoraggianti: le terapie innovative riducono il rischio di recidiva e migliorano la sopravvivenza

Al congresso annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO), in corso a Berlino, sono stati presentati numerosi studi che promettono di cambiare il futuro della cura del tumore della vescica. Dopo anni di progressi lenti, la ricerca ha finalmente “ingranato la marcia alta”.

«È come se avessimo messo il turbo — commenta Sergio Bracarda, coordinatore delle linee guida AIOM sulle neoplasie vescicali —. Le novità presentate non solo sono numerose, ma mostrano benefici concreti in diversi sottotipi di carcinoma, dagli stadi iniziali a quelli più avanzati».

Un tumore diffuso ma ancora poco conosciuto

Il carcinoma uroteliale, comunemente chiamato tumore della vescica, rappresenta la quinta neoplasia per incidenza in Italia, con circa 31.000 nuovi casi stimati nel 2024.
È una malattia strettamente legata al fumo di sigaretta, oggi in aumento anche tra le donne.

Il primo segnale da non ignorare è la presenza di sangue nelle urine, un sintomo che richiede subito accertamenti specialistici. La diagnosi precoce resta la chiave per la guarigione: quando la malattia è ancora localizzata, le possibilità di successo superano l’80%.

Dalla chirurgia alle nuove terapie mirate

Nel 75% dei casi, il tumore viene individuato allo stadio iniziale e trattato con chirurgia conservativa (TURBT).
Nei casi più aggressivi, invece, è necessaria la cistectomia radicale, ovvero l’asportazione completa della vescica, seguita da chemioterapia o, sempre più spesso, da immunoterapia e farmaci mirati.

«L’obiettivo oggi è ridurre le recidive e aumentare le possibilità di guarigione — spiega Giuseppe Procopio, dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano —. L’immunoterapia, gli anticorpi coniugati e le target therapies stanno aprendo scenari completamente nuovi».


I nuovi studi che cambiano la cura

🔹 Studio POTOMAC

Per i pazienti con carcinoma non muscolo-invasivo ad alto rischio, l’aggiunta dell’immunoterapia durvalumab al trattamento standard con BCG riduce del 32% il rischio di recidiva.
L’87% dei pazienti trattati è vivo e libero da malattia a due anni (contro l’82% della terapia tradizionale).
Un progresso significativo dopo oltre dieci anni di stallo terapeutico.

🔹 Studio IMvigor011

Nei casi di carcinoma muscolo-infiltrante, l’immunoterapia post-operatoria con atezolizumab, guidata dal test del DNA tumorale circolante (ctDNA), consente di personalizzare il trattamento: solo i pazienti con residuo di malattia ricevono il farmaco.
Questo approccio mirato prolunga la sopravvivenza e riduce il rischio di recidiva, evitando terapie inutili a chi non ne ha bisogno.

🔹 Studio KEYNOTE-905

Per i pazienti non candidabili alla chemioterapia con cisplatino, la combinazione di enfortumab vedotin + pembrolizumab somministrata prima e dopo l’intervento ha migliorato sia la sopravvivenza libera da recidive sia la sopravvivenza globale, con tollerabilità paragonabile alla chemio.

«È la prima volta che otteniamo risultati così forti prima della cistectomia radicale — commenta Patrizia Giannatempo, Istituto Nazionale Tumori di Milano —. Potrebbe diventare un nuovo standard di cura».

🔹 Studio THOR

Infine, lo studio THOR conferma che ridurre la dose del farmaco erdafitinib nei pazienti con carcinoma avanzato non compromette l’efficacia.
Un passo avanti verso terapie più personalizzate e gestibili, soprattutto per i pazienti fragili.


Un futuro di speranza

Dai dati emersi al congresso ESMO 2025, emerge un messaggio chiaro: la ricerca sta cambiando la storia del tumore della vescica.
Oggi la prospettiva non è più solo “convivere con la malattia”, ma puntare alla guarigione, grazie a cure più mirate, efficaci e tollerabili.

«Dopo decenni di progressi lenti, oggi possiamo parlare di un’accelerazione vera — conclude Bracarda —. Le nuove terapie ci stanno permettendo di migliorare la sopravvivenza e, in molti casi, di restituire ai pazienti la possibilità concreta di guarire».