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L’immunoterapia ha cambiato il modo in cui curiamo i tumori (come quelli al polmone, al rene o il melanoma), permettendo a molti pazienti di vivere molto più a lungo.

A differenza della chemio tradizionale, questi farmaci non colpiscono direttamente il tumore, ma “sbloccano” il sistema immunitario del paziente, istruendolo a riconoscere e distruggere le cellule malate.

Il rischio per il cuore

Togliere i “freni” al sistema immunitario, però, può spingerlo a colpire per errore anche organi sani. Il cuore è uno di questi. Anche se i casi sono numericamente pochi, i rischi sono seri:

  • Miocardite (infiammazione del cuore): è rara (colpisce l’1-2% dei pazienti) ma molto pericolosa.

  • Problemi circolatori: si nota un aumento di infarti, ictus e aritmie che possono colpire fino al 10% dei pazienti ogni anno.

Come ci si difende?

Le principali società scientifiche mondiali hanno stabilito che chi si sottopone a queste cure deve essere monitorato attentamente.

Le strategie principali sono:

  1. Screening sistematico: Controlli cardiaci prima di iniziare la terapia.

  2. Monitoraggio costante: Esami del sangue e visite durante il trattamento per individuare subito eventuali danni.

  3. Follow-up a lungo termine: I controlli devono continuare anche dopo la fine delle cure, perché il rischio per il cuore può persistere nel tempo.


In sintesi

L’obiettivo della medicina moderna è curare il cancro senza danneggiare il cuore. Per questo motivo, la collaborazione tra oncologi e cardiologi è diventata fondamentale per gestire in sicurezza queste nuove, straordinarie terapie.