Contrariamente all’idea comune che la giovinezza sia il periodo più bello della vita, uno studio condotto su 200.000 persone in 22 Paesi rivela una realtà diversa: nei Paesi industrializzati, i giovani tra i 18 e i 29 anni hanno i livelli di benessere più bassi.
Le 6 dimensioni del benessere
Lo studio non misura solo la “felicità”, ma valuta la qualità della vita (da 0 a 10) basandosi su sei pilastri:
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Felicità e soddisfazione.
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Salute fisica e mentale.
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Senso e scopo della vita.
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Qualità delle relazioni.
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Carattere e virtù.
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Sicurezza finanziaria.
I risultati principali
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Il divario generazionale: Nei Paesi ricchi (Occidente), i giovani hanno punteggi molto più bassi rispetto agli over 60 (con una differenza che arriva anche a 1 punto su 10).
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Cosa manca ai giovani? Il distacco maggiore riguarda la salute mentale e la percezione di avere uno scopo nella vita.
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La curva del benessere: In molti Paesi il benessere cresce con l’età. Gli over 60 riportano relazioni più stabili e un senso della vita più forte.
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Differenze geografiche: Nei Paesi a medio reddito (America Latina, Sud-Est asiatico), questa differenza tra giovani e anziani è meno marcata; i giovani sembrano soffrire meno il confronto generazionale rispetto ai coetanei occidentali.
Perché accade?
Lo studio non dà ancora una risposta definitiva, ma evidenzia che il malessere giovanile non è dovuto solo all’isolamento sociale, quanto a un mix di incertezze psicologiche ed esistenziali.
Il dubbio degli scienziati: Non sappiamo ancora se i giovani di oggi diventeranno più felici invecchiando (come è successo alle generazioni precedenti) o se questa “fragilità” sia una caratteristica specifica di chi è giovane in questo preciso momento storico.