Il filo conduttore tra imprese e sanità è lo stesso: ciò che riguarda le donne viene ancora considerato un tema “di nicchia” e riceve meno investimenti e attenzione del dovuto.
1. Imprese: la certificazione di genere è ancora un miraggio
In Italia, la parità sul posto di lavoro è un processo molto lento:
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Poche adesioni: A fine 2024, meno dello 0,4% delle imprese italiane (circa 4.000 su 1,3 milioni) ha ottenuto la certificazione di parità di genere.
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Le grandi aziende restano indietro: La maggior parte delle certificazioni riguarda piccole imprese (sotto i 50 dipendenti), mentre le grandi aziende faticano ad adeguarsi.
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Mancanza di obblighi: Essendo uno strumento volontario, serve più che altro per la reputazione o per ottenere vantaggi negli appalti pubblici, ma non garantisce ancora cambiamenti reali sugli stipendi o sulle carriere.
2. Salute: il 50% della popolazione riceve il 6% dei fondi
Il divario è ancora più drammatico nel settore sanitario:
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Investimenti minimi: Solo il 6% dei finanziamenti privati in sanità è destinato alla salute femminile.
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Campi trascurati: Le risorse vanno quasi tutte a fertilità e maternità. Vengono ignorate aree critiche come la menopausa, le malattie cardiovascolari (spesso studiate solo su modelli maschili) e la salute mentale.
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Il costo della salute: Le donne vivono più a lungo, ma passano circa il 25% della vita in cattiva salute. Questo non è solo un problema umano, ma anche economico: si perdono 75 milioni di anni di vita sana ogni anno a livello globale.
Conclusione: un modello “su misura d’uomo”
Entrambi gli studi confermano che la società e l’economia sono ancora costruite su standard maschili. Finché la salute e la carriera delle donne non saranno viste come priorità universali (e non “speciali”), la parità resterà solo sulla carta.